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OFFICINA RUSSOLO
PRODUZIONE: Extempora FORMATO: animazione / BN / 4:3 / Dolby Stereo DURATA: 5’00’’ ANNO DI PRODUZIONE: 2009 REGIA E DISEGNI: Guglielmo Manenti ANIMAZIONE E MONTAGGIO: Dario Guastella ASSISTENTE ANIMAZIONI: Alessandro Rimaudo SONORIZZAZIONE: Vincent Migliorisi SUPERVISIONE: Vincenzo Cascone SEGRETERIA DI PRODUZIONE: Raffaella Spadola
PREMI E FESTIVAL
Sinossi Nel centenario del Futurismo, Officina Russolo è un’animazione ispirata e dedicata a Luigi Russolo, uno dei fondatori del Futurismo, inventore di stralunate macchine sonore, i cosiddetti “intonarumori”, che cercano di riprodurre i suoni-rumori della realtà.
Luigi Russolo Nel 1913 Luigi Russolo pubblica un Manifesto intitolato “L’arte dei Rumori”, che anticipa molte esperienze musicali che si svilupperanno per tutto il Novecento, a partire da Schaffer o Fluxus, fino ad arrivare ai giorni nostri, con musicisti che continuano a citare le sue ricerche come fonte di ispirazione. L’idea di Russolo è quella di fare musica ricreando i suoni stessi della città con delle macchine, senza doverli tradurre con strumenti classici, come era stato fatto prima. Questi “intonarumori” hanno oggi, in un’era di strumenti elettronici e musiche digitali, un valore non solo storico–musicale, ma anche artistico ed estetico, quali autentiche sculture sonore.
Note di regia L’animazione “Officina Russolo” è un viaggio all’interno di ambienti sonori, dove ogni spazio rievoca estetiche contemporanee, legate al rumorismo, con suoni prodotti da macchine industriali e ingranaggi pesanti e ripetitivi, fino ad arrivare a suoni minimi di ingranaggi-gioco in stanze cinesi. Molti dei suoni del cortometraggio nascono dall’idea di provocare rumori con la distruzione di strumenti musicali più o meno classici, laddove invece il rock e l’avanguardia musicale hanno utilizzato la distruzione di strumenti in maniera romantica, per indicare un superamento o un annullamento (si pensi alla chitarra bruciata o spaccata sul palco, o a John Cage che distrugge un pianoforte come performance-concerto). Un'altra idea è quella di evocare alcuni suoni collegati al lavoro, come un saldatore, una pala meccanica, dei martelli pneumatici o anche l’ipotesi immaginifica di come potrebbero suonare alcuni ambienti fatti di accostamenti di macchine e scenografie bizzarre. In “Officina Russolo” l’estetica della macchina è portata alle estreme conseguenze. Non c’è traccia dell’esaltazione futurista, anzi ogni tanto affiora la sensazione di trovarsi davanti a una serie di macchine e ingranaggi inutili, che ripetono costantemente il loro compito di distruzione musicale. |
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